Alessia: la sua arte

di Giuseppe Martini

L’arte è un tentativo di trasferire in una quantità finita di materia plasmata dall’uomo un’immagine della bellezza infinita dell’universo intero. Se il tentativo riesce, quella porzione di materia non nasconde l’universo, ma al contrario ne disvela la realtà tutt’intorno”.

(Simon Weil)

 

Per Alessia l'arte è Idea pura, eterna ed archetipica del cuore, che si manifesta al mondo sensibile realizzandosi nei modi che di volta in volta l'artista sceglie. Può nascere come semplice bozzetto disegnato su un cartone ed espandersi sulla tela come dipinto per poi concretizzarsi in una scultura, oppure guizzare da martello e scalpello, scivolare sulle campiture di una pennellata fluida e da qui trasferirsi ai tratti vigorosi della matita. Ma l'Idea continua ad esistere al di là delle sue vesti, infinita e senza tempo.

L'atto finale, il momento sublime con cui Alessia accompagna l'Idea nella realtà in tutta la sua interezza è il gioiello. Lavorando l'oro come un pittore farebbe con i colori su una tela, ne decostruisce, superandole, le funzioni meramente decorative e trasfigura ogni oggetto di oreficeria in un'entità artistica unica, un'opera irripetibile che trae la propria esistenza da sé stessa. Ogni suo pezzo diventa dunque un racconto di purezza formale, di rigore estetico e di ricerca tecnica che non necessita di essere indossato ma che, posto a contatto con il corpo, sembra appropriarsene, avvilupparsi ad esso come un dipinto alla cornice.

-L'oro - dice Alessia con quel suo linguaggio schivo e sintetico – è un metallo caldo, vivente, capriccioso. Non lo si può dominare con la forza e la costrizione, bisogna vincerlo lentamente, domarlo con dolcezza, condurlo con pazienza ad esprimere la forma che si desidera infondergli, invitarlo a diventare poesia.

I suoi lavori, materici e contrastati, morbidi e spigolosi insieme, sono luminose invenzioni d'arte nell'oro e pezzi di ineccepibile perfezione tecnica, opere di dirompente fisicità che manifestano nella loro sognante eleganza un'inattesa leggerezza poetica.

Se gli spunti vengono dalla realtà, ogni creazione perde però rapidamente con essa ogni legame, trasmutandosi in ardite suggestioni formali e abbandonandosi a giochi di volumi, di pieni, di vuoti, di movimenti in cui si concretizza lentamente l'intimo significato voluto dall'artista.

L'universo di Alessia è popolato di esseri e di paesaggi, di luoghi e di suggestioni, di entità che fluiscono liberamente dal mondo fisico, reale, a quello astratto, archetipico e viceversa. Teorie di pesci e di animali marini attraversano le sue tele, liberandosi di ogni materialità per conservare di sé solo la loro plastica essenza, la loro “acquaticità”.

L'anatomia, pazientemente studiata e assimilata, le offre spunto per profonde riflessioni sulla fisicità e sul corpo umano, che si trasmutano, a partire dai temi più cari all'arte classica, in processioni di figure colte nelle torsioni morbide e nelle tensioni spigolose, purificate di ogni altro dettaglio finché, cessando di essere corpi mortali, diventano movimento in sé, eterno divenire nell'essere e non progressione nel tempo immanente.

Simili alchimie compie anche con i paesaggi, gli edifici, ed ogni altro insieme spaziale su cui l'occhio può, in un solo abbraccio, posarsi. Di essi raccoglie la spazialità e la depone nei suoi pezzi, indaga e ridefinisce i cromatismi, cercando di cogliere l'anima profonda dei luoghi, di chi li abita e di chi li plasma.

Ogni pezzo è un racconto a sé, una storia che si estrinseca nei giochi di superficie, nei cambi di colore e di lavorazione, negli abbracci di metallo e pietra; non è mai un soggetto unico bensì una teoria di rappresentazioni in divenire, che mostra un diverso aspetto ad ogni sguardo.

Perciò, “anello” e “ciondolo” sono categorie che, non potendo più appartenere al suo universo, si trasfigurano in mezzi e modi per esprimere l'arte, raffigurazioni senza tempo del bello e dei moti dell'animo.

 

Aggiungi commento