Le “Sculture da corpo” di Alessia Oliva

di Elisabetta Longari

 

L'usanza di adornarsi disponendo su una o più parti del corpo oggetti d'oro o/e d'altri materiali preziosi nasce con precise funzioni rituali oltre che da comprensibili ragioni d'ordine estetico. Gli studi archeologici ed antropologici dimostrano che praticamente quasi tutte le civiltà hanno manifestato un gusto per l'ornamento, per la gioielleria. Diversissime le tipologie formali sviluppate nel corso del tempo a seconda delle aree geografiche. Questo semplicemente per dire che il gioiello mantiene ancora, anche nella nostra società occidentale, il fascino di un oggetto simbolico che rimanda in modo evidente a qualcosa di segreto.

Spesso il gioiello sigilla un rito di passaggio, acquisisce significato di port-bonheur (in discendenza diretta dall'amuleto), e rappresenta un legame fra persone, o addirittura con il sovrannaturale (penso agli anelli ecclesiastici) o con l'aldilà (nell'Inghilterra vittoriana usavano i "gioielli da lutto", specie di porta-reliquie listate di nero).

Spesso si viene sepolti con la fede nuziale, ultimo residuo dell'usanza di un corredo funerario. E i gioielli di famiglia si tramandano per garantire una sorta di sopravvivenza oltre che una continuità di status sociale. All'oro è intrinseco il valore della trasmutazione alchemica della materia (mirabilmente esplicitato dalla favola di Re Mida). Tutto ciò per dire dell'inalienabile valore simbolico dei gioielli. I monili di Alessio Oliva sono oggetti di diversissima fattura e formano un varissimo repertorio formale (ognuno ha una sua precisa personalità). Nascono invece dalla medesima concezione che sembra basarsi su due caratteristiche fondamentali: sono quasi tutti oggetti a "tutto tondo" che coinvolgono profondamente lo spazio intorno a sé (non c'è nulla di "piatto" e perfino gli anelli non hanno una visione frontale privilegiata e un "retro") e vivono di contaminazioni, di combinazioni di diversi materiali e di differenti trattamenti della superficie, dell'"epidermide" del medesimo materiale.

Le pietre usate sono per lo più lapislazzulì, perle, turchesi e coralli, le cui complesse simbologie (su cui non mi soffermerò in questa occasione) voglio comunque evocare. Per quel che riguarda le forme queste sembrano riferirsi a diversi contesti storici e geografici: vi si rintracciano echi arcaici africani come suggestioni graffitiste. La storia delle forme è un immenso serbatoio di spunti: c'è un anello a "greca", nelle colombe si riconoscono immediatamente creature braquiane e picassiane, in certi leggeri sviluppi lineari si avverte l'esempio delle sculture di Melotti, per le immagini più organiche di quelle di Arp. Vi sono anelli-ciondolo (a doppia funzione), anelli monumentali, e anelli "mobili", eredi diretti dei mobiles di Calder come certi suoi orecchini sensibili; anelli-gruviera e ciondoli-pianeti che sembrano memori di Fontana e di Turcato; anelli-ragnatela che circuiscono le dita; anelli-pizzo, anelli-tubo con pietre alle estremità.

Gioielli che sono vere e proprie sculture da corpo. Come nella scultura la fase progettuale del disegno è fondamentale e, come sculture, propongono una nuova visione dello spazio, ma, come gioielli o abiti (da indossare, da abitare), ci impongono una nuova e inedita visione, percezione, esperienza del nostro corpo.

 

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